Dicono di noi i genitori

Francisca, Tudela 7/5/2014

A volte, quando guardo mio figlio Monday, rivedo, con orgoglio, il viaggio che dalla Nigeria mi ha portato fino a qui, a Tudela, in Spagna, dove la mia vita scorre felice con la mia famiglia, mio marito Henry e i miei tre figli, Monday, Christabel, Irene, la piccola nata quasi due anni fa.

In tutto questo tempo che è passato, come per tutti noi tra momenti belli e sereni ed altri tristi e duri, non potrò mai dimenticare, perché è parte di me, è dentro di me, una persona: Cristina, che è stata per me un ponte e un approdo sicuro verso quella che è diventata la mia vita in Italia, dove ho trascorso più di dieci anni e dove, ancora oggi, quando torno, mi sento a casa.

Tutto, o quasi, è cominciato all’ Oasis, un nome davvero appropriato per un luogo che è stato molto più di un asilo, molto più di una comunità o centro di accoglienza.

Per me l’Oasis è stata soprattutto una vera e propria famiglia, nel senso più profondo e sincero del termine. Cosa significa una famiglia? Secondo me la famiglia è un riferimento, un’opportunità, un rifugio e una protezione nei momenti bui, una bella cucina piena di profumi buoni dove si sente aria di festa, una sosta per riposare e riscaldarsi, a volte.

È un “luogo” di condivisione e confronto che ci aiuta a crescere insieme agli altri, a capire molte cose, non senza qualche conflitto o qualche dolore naturalmente. È qui, in famiglia, che si impara con il cuore, ancora prima che con la testa, la capacità di aprirsi al mondo con coraggio, senza troppo giudicare gli altri o aver troppa paura di essere giudicati. Una famiglia che ti vuole bene davvero, ti ama per come sei, non per come dovresti essere.

Ed è quel nido da cui prendere il volo quando ci si sente pronti, sapendo che in qualsiasi momento si può tornare ed è come se il tempo non fosse mai passato. Allora ci si ritrova e ci si riabbraccia con naturalezza, ci si racconta con la viva sensazione che quei legami, stretti tanto tempo fa sono ancora saldi e lo saranno sempre.

Così, come dicevo all’inizio, quando guardo il mio ragazzo di diciotto anni e mezzo muoversi nella sua vita con giudizio, riflessivo, in gamba (anche se, a volte, mi fa impazzire perché ha un caratterino.. chissà da chi ha preso!?!) e, devo dire particolarmente bravo a rapportarsi con tante persone di età e situazioni diverse sapendole apprezzare ciascuna per la sua diversità e particolarità e per ciò che gli possono dare, non posso fare a meno di pensare a tutto l’amore, l’amicizia, la gioia che dall’Oasis in poi ci hanno accompagnato e avvolto e che continueranno a viaggiare per il mondo, perché tutto quello di buono che la vita ci regala è come una catena bellissima di regali preziosi e gioiosi che non ha fine.)

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